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DIPENDENZA DA INTERNET O VITA ON-LIFE?

È sempre più difficile per gli adulti educare i propri figli all'utilizzo del telefono. Prima di capire se/quando limitarne il suo uso, forse è utile riflettere insieme a loro sul significato che gli viene attribuito. 

Si parla sempre di più di ragazzi “dipendenti da internet”, “dipendenti dai videogiochi”, “dipendenti dal telefonino”, e sembra quindi fondamentale definire ed etichettare cosa faccia parte della vita “reale” e cosa sia invece “virtuale”. Ma questo confine esiste davvero?
Come si può parlare di Dipendenza da Internet quando abbiamo bisogno del telefono per svolgere quasi ogni azione quotidiana? Fino a quando i cellulari avevano funzioni limitate, per definire la dipendenza si contavano le ore trascorse al computer, mentre ora non risulta più essere un dato attendibile in quanto siamo spesso obbligati ad usare il telefono o il computer, dai ragazzi che devono controllare i compiti sul registro elettronico all’utilizzo di un’applicazione per prenotare la visita dal medico di base. 
Non potendo, ad oggi, appoggiarci a test o strumenti validati per diagnosticare chiaramente la presenza di questi disturbi, proviamo a fare chiarezza su quanto accade, in questo momento, ai nostri ragazzi.

Nel testo “Il ritiro sociale negli adolescenti – la solitudine di una generazione iperconessa” (edito da Raffaello Cortina nel 2019) lo psicoterapeuta Matteo Lancini, tramite una disamina psicosociale, inquadra il fenomeno del ritiro sociale nelle sue principali manifestazioni e le implicazioni per i ragazzi, le famiglie, il contesto sociale allargato e quello scolastico.

Come abbiamo avuto modo di osservare in prima persona, nostro malgrado, la pandemia ha contribuito ad esacerbare sofferenze e disagi. La chiusura delle scuole (viste anche come luogo di interazione forzata e quindi “palestra sociale”) ha costretto i ragazzi a interagire con i propri compagni e professori attraverso i supporti digitali. Allo stesso tempo però, siamo di fronte ad un controsenso evidente: nell’era di internet, il mondo virtuale si è sovrapposto ed ha in parte sostituito le dinamiche di interazione sociale, costituendosi come vero luogo di scambio e di incontro per moltissimi ragazzi. I nostri nativi digitali, la cosiddetta Generazione Z, interagiscono fra loro, si innamorano, stringono e spezzano amicizie profondissime in modo radicalmente diverso da quanto fatto in passato dai propri genitori.

Si parla quindi di vita on-life, dove non si è mai veramente off-line e non viene percepito un confine netto tra il reale e il virtuale, ma sono diverse modalità in cui vengono vissute delle relazioni.
Per gli adulti può non essere facile comprendere questi cambiamenti e soprattutto non preoccuparsi di quanto venga utilizzato lo smartphone, il quale di conseguenza spesso demonizzato. Può essere utile sia per i genitori ma anche per la relazione con i figli concentrarsi, invece, sul come viene utilizzato. I ragazzi possono sentirsi più compresi se l’adulto cerca attivamente di capire insieme a loro i significati che attribuiscono all’utilizzo delle tecnologie, alle regole implicite ed esplicite della comunicazione virtuale (se leggo e non rispondo l’altro cosa penserà? Cosa cambia se scrivo “Ciao” o “Hey”?) e a come queste influenzano poi le interazioni “in carne e ossa”.

Nel nostro studio offriamo anche percorsi di consulenza o supporto al ruolo genitoriale per aiutare gli adulti ad interagire con i propri figli adolescenti, cercando di ri-costruire relazioni di fiducia e comprensione.

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