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L'autolesionismo: i ragazzi che attaccano il corpo

In questo articolo ha l'obiettivo di dare una breve spiegazione al perchè negli ultimi anni sempre più ragazzi ricorrono a gesti autolesivi e a quali possono essere i significati dietro all'attacco al corpo.

In un articolo del 2001, Parrott e Murray definiscono con il termine “autolesionismo” tutti i danni deliberatamente inferti al proprio corpo, quali ferite, automutilazioni o alterazioni di parti di esso. Perché, nel panorama delle sofferenze odierne dei nostri ragazzi, si è tornati a parlare con insistenza di questo tema, gravoso tanto per gli utenti quanto per la comunità educante ed il mondo adulto?

Una ricerca nazionale recente dell’Autorità Garante per l’Infanzia e L’Adolescenza, in collaborazione con L’Istituto Superiore di Sanità (tutti i riferimenti in bibliografia) ha mostrato come, già in fase pre-pandemica e in progressione costante durante la pandemia, siano aumentate le richieste d’aiuto in relazione a disturbi del comportamento alimentare, pensieri o ideazione suicidaria e gesti autolesivi, oltre a disturbi dell’umore e d’ansia, problematiche relative al sonno o al già discusso ritiro sociale e scolastico.

Come già trattato all’interno del nostro articolo sulla società algofobica assistiamo oggi, nel contesto sociale allargato, ad una ipervalorizzazione del Sé, in cui ogni nostro gesto è indirizzato alla prestazione, all’evitamento della frustrazione e delle emozioni di segno negativo, considerate soltanto un intralcio da seppellire ed evitare oppure alla stregua di una conferma della propria inadeguatezza.

Le modalità di sperimentazione del dolore, per i nostri ragazzi esposti ad alte quote di dolore e vergogna sociale, hanno quindi come denominatore comune il silenziamento stesso del dolore e una grande fragilità narcisistica. Perché dunque attaccare il corpo? L’atto di ferirlo, scarificarlo o tagliarlo, come può essere interpretato e quali soluzioni adottare?

Nel testo “L’Autolesionismo”, Mario Rossi Monti e Alessandra D’Agostino trattano di varie sintomatologie e diagnosi spesso correlate al compiere e reiterare gesti autolesivi, da sempre sintomi e segni che devono essere portati all’attenzione degli specialisti per una presa in carico tempestiva. Gli autori sottolineano, in linea generale, la necessità di fare luce sugli aneliti comunicativi fallimentari, su ciò che non può essere detto a parole o manifestato con le azioni e che può dunque, per emergere, essere soltanto rappresentato dai segni, bruciature e cicatrici autoinferte, testimonianza di un dolore profondo e difficile da esprimere. Si tratta, spesso, di modalità certamente pericolose e rischiose di rendere la sofferenza visibile, trovando per essa una forma condensata nell’incisione della pelle. In altri casi, i tagli vengono utilizzati come punizioni per la propria percepita indegnità, o per purificarsi attraverso la ferita da scomodi sentimenti di colpa e di vergogna. In tutti questi casi, il corpo finisce per essere utilizzato come “manifesto” esplicito di una mente sofferente, per tutto ciò che è troppo difficile da affrontare sul piano degli affetti o delle interpretazioni. La ferita sostituisce così le parole divenendo un alternativo ed istantaneo veicolo di comunicazione, seppure ciò che viene in prima battuta comunicato parrebbe un rifiuto delle parole stesse. Per gli autori, negli stati critici più profondi, ferirsi può rappresentare un modo per mettere un punto fermo e rendere tangibile il proprio soffrire. Parlare del dolore e della sofferenza familiare è di per sé, per quanto brevemente esposto, un fattore protettivo fondamentale da perseguire ed attuare in ogni famiglia.
Le pratiche autolesive, ad ogni modo, devono essere tempestivamente intercettate dal contesto familiare e portate celermente all’attenzione degli specialisti, in qualità di campanello d’allarme per quanto concerne l’attacco al corpo, l’ideazione suicidaria e, più in generale, l’aggravarsi delle problematiche internalizzanti.

BIBLIOGRAFIA:

Parrott, H. J., & Murray, B. J. (2001). SELF‐MUTILATION: REVIEW AND CASE STUDY. International journal of clinical practice55(5), 317-319.

Infanzia e adolescenza: pandemia, neurosviluppo e salute mentale dei bambini e dei ragazzi, ricerca AGIA-ISS, 2022

Mario Rossi Monti, Alessandra D’Agostino, L’Autolesionismo, (Carocci Editore, 2009)

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